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Il loggiato del Duomo

hiSTORIC Team

Foto: Ariel Palazzolo

IL LOGGIATO DEL DUOMO

IL LOGGIATO DEL DUOMO

E’ noto che tra musica e architettura ci possano essere delle analogie, per entrambe le arti la composizione risulta imprescindibile da regole ritmiche e geometriche.
Curioso pensare che le misure musicali possano plasmare armonie formali. Ci piace pensare che nel 1200 i maestri comacini usarono questo metodo per per costruire la Basilica di San Vigilio. Questa ipotesi vuole motivare uno degli elementi architettonici della chiesa: il loggiato, di cui colonnine sono state concepite diverse tra loro nella sagoma. Colonne binate, rotonde o esagonali. Chissà quale simbolismo nasconde questa sequenza di forme? Si scrive che le prime dodici sono rotonde e dovrebbero riferirsi ai  12 Apostoli, mentre le loggette sono 33, riferibili agli anni di Cristo.

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Il muro di Cinta

hiSTORIC Team

Foto: Laura De Paris

IL MURO DI CINTA

IL MURO DI CINTA

Siete mai andati alla ricerca dell’antico tracciato delle mura duecentesche, che delimitavano Trento nel Medioevo? I resti che ci rimangono della cinta muraria, non sono stati preservati in maniera casuale e la loro forma ha contribuito nei secoli a definire un disegno unico di città. La cinta in parte venne distrutta e in altri punti inglobata nella struttura perimetrale delle case. Lo scorcio piú interessante é sicuramente quello su Piazza Fiera, dove un lungo tratto di muro delimita la piazza a nord. Forse non tutti sanno perché il muro venne preservato in questo punto, non per dare una corona di merletti ai mercatino di Natale, bensì per nascondere alla vista del Vescovo il rione delle Androne, che era uno dei piú poveri e malfamati di Trento.

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Il Leone Mutilato

Renzo Francescotti

Foto: Emanuele Chini

IL LEONE MUTILATO

IL LEONE MUTILATO

Si dice che in antichità le sculture della Cattedrale di Trento nella notte prendessero vita. Si racconta che un giovinastro volesse sfidare la sorte infilando la sua mano nelle fauci di pietra del Leone stiloforo posto nel protiro del Duomo: l’animale strinse le fauci e la mano rimase imprigionata nella pietra. Per liberare il malcapitato si dovette spaccare la mascella del leone di pietra. Ancora oggi l’unico leone mutilato del Duomo è la scultura che guarda verso la fontana del Nettuno.

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Il Muro del Duomo

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Foto: Fabio Dolci

IL MURO DEL DUOMO

IL MURO DEL DUOMO

Sul lato settentrionale del Duomo, quello che si affaccia sulla piazza, sotto il grande rosone della fortuna alla sinistra della Porta del Vescovo, ad altezza d’uomo, si trovano alcune unità di misura segnate sul muro di pietra come solchi.
Pare che venissero usate durante il mercato come unità di misura insindacabili, utilizzata come riferimento dai venditori di stoffe del mercato. TE= Pertica trentina (2,16 m) divisa in 12 “mezzi piedi”; EL= Passo geometrico o pertica (1,65 m) divisa in 5 piedi e ulteriormente nel “mezzo piede”; LE= Pertica viennese o klafter (2,65 m) ; 8 passi geometrici = 7 pertiche viennesi.
Anche sulla lesena ci sono tre linee corrispondenti alla misura della lunghezza del “braccio” per la seta/stoffa  (70,3- 69- 62,5 cm).

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La Torre di San Romedio

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Foto: Innocenzo Bertoletti

LA TORRE DI SAN ROMEDIO

LA TORRE DI SAN ROMEDIO

Il 15 gennaio 400-405 dC la campanella del Castelletto, antica sede dei principi vescovi, tra il palazzo Pretorio e il Duomo, suonò miracolosamente tre volte.
Si dice che questo segnale divino servì per avvertire San Vigilio che il suo caro amico l’eremita Romedio della Val di Non era sul punto di morte e desiderava avere il Vescovo al suo capezzale per confessare i suoi peccati. Per questo motivo la Torretta prende il Nome dal Santo Eremita. Per celebrare questa ricorrenza, ancora oggi, ogni anno, il 15 gennaio la campana viene fatta suonare.

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Il Simonino

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Foto: Michele Gasperetti

IL SIMONINO

IL SIMONINO

Un bambino di due anni e mezzo scomparve la sera del 24 marzo 1475, Giovedì santo, e fu ritrovato cadavere la domenica di pasqua nelle acque di una roggia con ferite inusuali, vicino al’unica casa abitata dai quindici ebrei residenti a Trento, nella zona dell’attuale piazza della Mostra. In un clima di diffuso antisemitismo, infuocato dalle predicazioni del frate francescano Bernardino da Feltre, il principe-vescovo Giovanni Hinderbach sostenne con forza la tesi che il bimbo era stato vittima di un “omicidio rituale” perpetrato dalla locale comunità ebraica. La devozione al san Simonino, accompagnata da un forte antisemitismo, si protrasse fino al 1965, quando si decise di sopprimere il culto secolare.

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