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La Stanza di Mezzo

Romano Oss

Foto: Ernesto Auteri

LA STANZA DI MEZZO

LA STANZA DI MEZZO

Siamo in via Malpaga nel 1554, presso il portone che attualmente dà accesso alla SOSAT e allo studio d’arte Andromeda, 9 uomini incappucciati di nero si accingono ad entrare nel Palazzo Bortolazzi attraverso questa entrata secondaria… Chi sono queste figure sospette che si aggirano nelle buie vie del Centro? Si tratta del Sacro Uffizio indetto dal Principe Cristoforo Madruzzo e tra loro c’è l’esorcista più potente del tempo: Istro di Ragusa, seguito dalla Legazione imperiale e papale. Siamo negli anni preparatori del Concilio e il Principe Vescovo vuole purificare la città liberandola dal maligno. Lo strano compito viene affidato ad Istro da Ragusa che predispone nella stanza di mezzo del palazzo Bortolazzi un tavolo nero triangolare e i simboli mistici, per evocare il diavolo ed imprigionarlo nei grandi massi granitici della Val di Genova. Si racconta che un grande portale, di collegamento tra la Val di Genova e la stanza di mezzo, fu disegnato sul muro mentre sul soffitto a cassettoni vennero dipinte, in qualità di guardiani del portale, delle teste azzure di Drago cinese.

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Le Sette M

hiSTORIC Team

Foto: Michele Gasperetti

LE SETTE M

LE SETTE M

Tradizione popolare vuole che durante il Concilio di Trento, tra il 1545 e il 1563, Martin Lutero si fosse recato nella chiesa di Santa Maria Maggiore, sede del Concilio, per rimanere nascosto in un confessionale. Il promotore della Riforma Protestante, non era il benvenuto, ma nel suo nascondiglio ebbe modo di assistere alle sedute conciliari. Prima di fuggire dalla città decise di scrivere al centro della navata della chiesa sette M in posizione di piramide. I cardinali, una volta ritornati nell’edificio si accorsero subito del simboli e così li decifrarono: “Maledetto Madruzzo (principe vescovo di Trento), Martino Mai Muterà, Meglio Morire”. Venne fatta dire una messa per esorcizzare i segni di maledizione da parte di Lutero e la scritta fu immediatamente cancellata.

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Il Palazzo delle Albere

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Foto: Mirco Zancanella

IL PALAZZO DELLE ALBERE

IL PALAZZO DELLE ALBERE

Leggenda popolare vuole che il palazzo delle Albere, residenza sub-urbana dei principi vescovi Madruzzo (XVI-XVII secolo), fosse collegato da un lungo passaggio sotterraneo al Duomo di Trento e quest’ultimo, allo stesso modo, avesse un cunicolo che conduceva al Castello del Buonconsiglio, sede ufficiale dei principi vescovi. Le autorità in questione, così facendo, potevano spostarsi da un luogo all’altro senza dover camminare nelle vie della città.

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Il palazzo del Diavolo

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Foto: Davide De Paris

IL PALAZZO DEL DIAVOLO

IL PALAZZO DEL DIAVOLO

La leggenda vuole che sia stato costruito in una notte dal diavolo che strinse un patto con il banchiere Georg Fugger. I genitori della futura moglie avrebbero concesso le nozze solo se avesse disposto di una sontuosa dimora degna dei Madruzzo.
Il banchiere innamorato e disperato decise di vendere l’anima al diavolo in cambio di un palazzo signorile degno della Famiglia Madruzzo.
Nelle Clausole del contratto il Fugger ne inserì una che gli salvò la vita. Una volta terminato il palazzo il diavolo avrebbe dovuto anche raccogliere tutti i chicchi di riso sparsi al suo interno. Li raccolse tutti tranne uno, che era nascosto sotto un crocefisso. Il diavolo adirato sprofondò nell’inferno e una grande fiamma si alzò annerendo un muro del palazzo Galasso.

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Fontana Aquila

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Foto: Farid Sattari

LA FONTANA DELL’AQUILA

LA FONTANA DELL’AQUILA

Una leggenda racconta che un uomo di Sardagna, certo Scanda, avesse addomesticato un’aquila del monte Bondone. Questo forte legame non era ben visto dalla moglie, che non perdeva occasione di arrabbiarsi con il marito che preferiva passare il tempo ad addestrare il rapace piuttosto che con lei. Un giorno l’uomo, dopo l’ennesima litigata con la consorte, preso dalla rabbia la uccise con l’accetta per la legna. Giudicato colpevole aveva dichiarato la sua innocenza, ma invano. Al momento dell’esecuzione in piazza Duomo vide l’amica aquila e preso dalla paura e dall’odio gridò la sua innocenza incolpando l’animale: “Se io mento, che tu, maledetta, diventi di sasso!”. Così il volatile precipitò trasformandosi nella fontana di pietra vicino al porticato di piazza Duomo e l’uomo venne giustiziato. La fontana è stata realizzata da stefano Varner.

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